mercoledì 24 febbraio 2010
venerdì 12 febbraio 2010
La Via del Cambiamento
Tutto prende forma da sè, senza sforzo, ogni sforzo è subito riconosciuto come la vecchia via e abbandonato immediatamente attraverso la Resa consapevole. E' una continua, costante Resa, a ogni movimento interiore ed esteriore che turba la Pace, la Quiete dell'Essere che E'. Poichè ciò che è nell'Essere fluisce con la Vita e facile appare e scompare a suo tempo, senza dolore ne sofferenza alcuna. Mentre ciò che sorge reattivo dalla mente ha foga e desiderio e sgomita faticosamente per affermarsi, per conseguire un risultato e il suo posto nel mondo della forma.
Perciò la Via è Facile, semplice, naturale, senza sforzo: L'Esistenza è Naturale, Vive Adesso nella forma senza sforzo, solo vita che fluisce e si rinnova, si trasmuta e trasforma in un eterno divenire. La Danza della Vita avviene anche attraverso l'Uomo consapevole, che viene danzato dalla Vita stessa. Perciò è necessaria la Resa, l'abbandono all'Io Sono che Tutto E' e Nessuna Cosa pure è. Le qualità femminili sono necessarie all'avvento del Uomo Nuovo, un Essere rinnovato che fluisce, morbido, nell'Esistenza e si adatta all'ambiente e alle circostanze favorevoli che giungono spontaneamente sul cammino, tutto si compie da sè, nella consapevolezza dell'Osservatore Silenzioso, Eternamente giovane e Bello, pieno di Grazia e Comprensione e Compassione.
Quello che Io Sono è attraverso la Resa, l'abbandono e l'apertura cosciente all'Eterno in divenire.
giovedì 11 febbraio 2010
Le nuvole e il sole
Ogni cosa è perfetta così com'è, veramente contiene bellezza per l'Occhio che sa vedere oltre il velo.
Guardare con la freschezza di bambino e godere con l'abbandono del morente. Ogni cosa è Vita.
domenica 31 gennaio 2010
UNO CON LA VITA
E.Tolle
A New Earth
sabato 30 gennaio 2010
PAROLE
Noi moriamo davvero congelati a causa delle parole. Non è il freddo che c'è fuori che conta, ma il termometro. Non è la realtà che conta, ma quel che diciamo a noi stessi riguardo alla realtà.
Mi è stata raccontata una storiella interessante su un agricoltore finlandese. Quando si stava tracciando il confine russo-finnico, l'agricoltore doveva decidere se preferiva stare in Russia o in Finlandia. Dopo lungo tempo, decise che preferiva stare in Finlandia, ma non voleva offendere gli ufficiali russi. Questi vennero a fargli visita, e vollero sapere perché voleva stare in Finlandia. Il contadino rispose: "E' sempre stato mio desiderio vivere nella Grande Madre Russia, ma credo che alla mia età non sopravviverei a un altro inverno russo".
La Russia e la Finlandia sono solo parole, concetti, ma non per gli esseri umani, per i folli esseri umani. Non guardiamo quasi mai la realtà.
Un guru, una volta, stava tentando di spiegare a una folla il modo in cui gli esseri umani reagiscono alle parole, si nutrono di parole piuttosto che di realtà.
Uno degli uomini si alzò e protestò, dicendo: "Non sono d'accordo sul fatto che le parole abbiano un effetto di questa portata su di noi".
Il guru rispose: "Siediti, figlio di puttana".
L'uomo divenne livido di rabbia e disse: "Tu ti definisci una persona illuminata, un guru, un maestro, ma dovresti vergognarti di te stesso".
Il guru allora rispose: "Perdonami, mi sono lasciato trasportare. Non volevo. Chiedo scusa".
L'uomo si calmò. Allora il guru disse: "Sono bastate poche parole per scatenare una tempesta dentro di te; e ne sono bastate poche altre per farti calmare nuovamente, non è vero?". Parole, parole, parole, parole: quanto possono imprigionarci, se non sono usate correttamente!
mercoledì 27 gennaio 2010
martedì 26 gennaio 2010
Il mondo è perfetto così com'è
Il coccodrillo, che è una femmina, gli dice: "Ti prego, abbi pietà di me, e liberami. Lo so, sono brutta, ma non è colpa mia. Sono nata così. Ma, per quanto il mio aspetto esteriore possa essere sgradevole, sappi che dentro di me batte un cuore di madre. Sono venuta qui stamattina in cerca di cibo per i miei piccoli, e sono rimasta intrappolata in questa rete!".
E il ragazzino risponde: "Ma se io ti aiutassi a liberarti dalla rete, tu mi prenderesti e mi uccideresti".
Il coccodrillo ribatte: "Pensi che farei una cosa del genere al mio salvatore e benefattore?".
Così il ragazzino si convince a liberarlo dalla rete, e il coccodrillo lo cattura.
Mentre viene risucchiato tra le fauci dell'animale, il ragazzino esclama: "Ecco qual è la ricompensa per la mia buona azione!".
E il coccodrillo risponde: "Non prenderla come un'offesa personale, figliolo: il mondo funziona così, è la legge della vita".
Il ragazzino non è d'accordo, e il coccodrillo gli dice: "Vuoi chiedere a qualcun altro se le cose non stanno così?".
Il ragazzino vede un uccello appollaiato su un ramo e chiede: "Uccello, è vero quello che dice il coccodrillo?".
L'uccello risponde: "Il coccodrillo ha ragione. Guarda me, per esempio. Un giorno stavo tornando a casa con del cibo per i miei piccoli. Immaginati il mio orrore quando ho visto un serpente che si arrampicava lungo il tronco dell'albero, dirigendosi dritto verso il mio nido. Non potei fare nulla. Divorò tutti i miei piccoli, uno dopo l'altro. Io non facevo che urlare e gridare, ma è stato tutto inutile. Il coccodrillo ha ragione: questa è la legge della vita, è così che funziona il mondo".
"Hai visto?" dice il coccodrillo.
Ma il ragazzo insiste: "Permettimi di chiederlo a qualcun altro".
E il coccodrillo: "Va bene, fa' pure".
Sulla riva del fiume sta passando un vecchio asino.
"Asino", dice il bambino, "questo è ciò che afferma il coccodrillo. Ha ragione?".
L'asino risponde: "Il coccodrillo ha senz'altro ragione. Guarda me, per esempio. Per tutta la vita ho lavorato come uno schiavo per il mio padrone, e lui mi dava da mangiare appena quel che mi bastava per sopravvivere. Ora che sono vecchio e inutile, mi ha lasciato libero, ed eccomi qui che vago nella giungla, in attesa che una belva si scagli su di me mettendo fine ai miei giorni. Il coccodrillo ha ragione: questa è la legge della vita, è così che funziona il mondo". "Hai visto?" dice di nuovo il coccodrillo. "Adesso basta!".
Ma il ragazzo insiste: "Dammi ancora una possibilità, l'ultima. Permettimi di chiedere a un altro essere vivente. Ricordi come sono stato gentile con te?".
Il coccodrillo gli concede l'ultima possibilità.
Il ragazzino vede un coniglio che passa di lì, e gli chiede: "Coniglietto, il coccodrillo ha ragione?".
Il coniglio si siede con calma e dice al coccodrillo: "Hai detto proprio così al ragazzo?".
Il coccodrillo risponde: "Sì, ho detto così".
"Aspetta un momento" dice il coniglio. "Dobbiamo discuterne".
"Va bene", dice il coccodrillo.
Ma il coniglio ribatte: "Come facciamo a discuterne, se tieni in bocca il ragazzo? Lascialo andare: deve partecipare anche lui alla discussione".
Il coccodrillo dice: "Sì, sei furbo, tu: nel momento stesso in cui lo lascio andare, questo scappa via.
Il coniglio replica: Pensavo che fossi più ragionevole: se tentasse di scappare, un colpo della tua coda lo ucciderebbe all'istante".
"E' vero" ammette il coccodrillo, e lascia andare il ragazzino.
Non appena lo vede libero, il coniglio esclama: "Scappa!".
E il ragazzino corre via.
Poi il coniglio dice al ragazzino: "Non ti piace la carne di coccodrillo? La gente del tuo villaggio non apprezzerebbe un buon pasto? Sai, in realtà non l'hai liberato del tutto: la maggior parte del suo corpo è ancora intrappolata nella rete. Perché non vai al villaggio a prendere tutti gli altri, e così poi vi fate un bel banchetto?".
Il ragazzino fa esattamente quel che gli ha suggerito il coniglio. Va al villaggio e chiama tutti gli uomini, che si recano al fiume con le loro asce, i loro bastoni e le loro lance e uccidono il coccodrillo. Arriva anche il cane del ragazzino, e quando vede il coniglio gli corre dietro, lo cattura e lo strozza.
Il ragazzo arriva sul luogo troppo tardi, e mentre guarda morire il coniglio, gli dice: "Il coccodrillo aveva ragione: il mondo funziona così, è la legge della vita".
Non esiste spiegazione che possa dare ragione di tutte le sofferenze, il male, la tortura, la distruzione e la fame del mondo! Non si potrà mai spiegare tutto ciò. Si può coraggiosamente tentare di farlo con delle formule, religiose o meno, ma non si riuscirà mai a spiegare. Perché la vita è un mistero, il che significa che la mente razionale non è in grado di comprenderla. Per questo dovete svegliarvi, e improvvisamente vi renderete conto che la realtà non è problematica: il problema siete voi.
lunedì 25 gennaio 2010
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Ostacoli alla felicità
Ciò che sto per dirvi vi sembrerà un tantino pomposo, ma è la verità. Quelli che seguiranno potrebbero essere i minuti più importanti della vostra vita. Se riusciste ad afferrare quel che verrà ora, potreste carpire il segreto del risveglio. Sareste felici per sempre. Non sareste mai più infelici. Niente avrebbe più il potere di farvi del male. Lo dico davvero: niente. É come quando si getta in aria della vernice nera: l'aria resta incontaminata. Non è possibile verniciare l'aria di nero. Qualsiasi cosa accada, si rimane incontaminati, si rimane in pace. Ci sono esseri umani che hanno raggiunto quest'obiettivo, ciò che io definisco essere umani. Niente a che vedere con l'assurdità di essere un pupazzo, strattonato in tutte le direzioni, che lascia che siano gli eventi, o altre persone, a dirgli cosa deve provare. E così uno prove quel che gli dicono gli altri, e lo definisce essere vulnerabili. Ah! Io lo definisco essere un pupazzo. Volete essere dei pupazzi? Si preme un pulsante, e voi andate giù; vi piace? Ma se voi vi rifiutate di identificarvi con qualsiasi etichetta, la maggior parte delle preoccupazioni si volatilizzeranno. Più avanti parleremo della paura delle malattie e della morte, ma in genere si è preoccupati della propria carriera. Un insignificante uomo d'affari, di cinquantacinque anni, sta sorseggiando una birra in un bar, e dice: «Guarda i miei compagni di classe: loro sì che sono arrivati!» Che idiota! Cosa intende dire con quel "sono arrivati?" Vedono il proprio nome sul giornale. E questo vi sembra che significhi che sono arrivati? Uno è presidente di una società; l'altro è stato nominato giudice capo; qualcun altro è diventato questo o quello. Scimmie, scimmie tutti quanti. Chi decide cosa significa avere successo? Questa stupida società! La principale preoccupazione della società è mantenere la società stessa in uno stato di infermità! E prima lo si capisce, meglio è. Malati, tutti quanti. Sono lunatici, pazzi. Uno diventa presidente del ricovero dei pazzi e ne è orgoglioso, anche se non significa niente. Essere presidente di una società non ha niente a che vedere con l'avere successo nella vita. Si ha successo nella vita quando ci si sveglia! Allora non devi chiedere scusa a nessuno, non devi spiegare nulla a nessuno, non te ne frega un bel niente di cosa pensi o dica la gente di te. Non hai preoccupazioni: sei felice. Ecco cos'è, per me, avere successo. Avere un bel lavoro, o essere famoso, o avere una splendida reputazione non ha assolutamente nulla a che fare con la felicità o il successo. Nulla! É totalmente irrilevante. Quell'uomo di successo ha in realtà come unica preoccupazione cosa pensano di lui i suoi figli, cosa pensano di lui i suoi vicini, cosa pensa di lui sua moglie. Avrebbe dovuto diventare famoso. La nostra società e la nostra cultura ce lo trapanano in testa, giorno e notte. Persone arrivate! Arrivate dove? Arrivate a rendersi ridicole. Perché hanno impiegato tutte le loro energie per ottenere qualcosa che non ha alcun valore. Sono spaventate e confuse, sono pupazzi come tutti gli altri. Guardateli, mentre passeggiano sul palcoscenico. Guardate come si turbano nel notare una macchiolina sulla camicia. E questo lo chiamate successo? Sono controllati, manipolati. Sono persone infelici, miserabili. Non si godono la vita. Sono costantemente tesi e ansiosi. E lo chiamate umano? Sapete perché accade tutto questo? Per un'unica ragione: si sono identificati con un'etichetta. Hanno identificato l'"io" con il denaro, il lavoro, la professione. É stato questo il loro errore. Avete mai sentito parlare di quell'avvocato che aveva ricevuto la fattura dell'idraulico? L'avvocato disse all'idraulico: «Ehi, ma tu mi costi duecento dollari all'ora. Non li prendo nemmeno io che sono avvocato!». E l'idraulico: «Nemmeno io li prendevo, quando facevo l'avvocato!».
Potreste fare l'idraulico, l'avvocato, l'uomo d'affari o il prete, ma questo non tocca l'"io" essenziale, non tocca voi. Se domani cambio professione, è come se cambiassi abito. Rimango intatto. Voi siete i vostri abiti? Siete il vostro nome? Siete la vostra professione? Smettetela di identificarvi con queste cose, che vanno e vengono. Quando lo capirete davvero, nessuna critica vi potrà toccare, e nemmeno la lode o l'adulazione. Quando qualcuno dice: «Sei un tipo in gamba». di cosa sta parlando? Sta parlando di "me", non dell'"io". L'"io" non è né forte né debole, non è né di successo né fallito. Non è nessuna di queste etichette. Queste sono cose che vanno e vengono, e dipendono dai criteri stabiliti dalla società, dal condizionamento a cui si è stati sottoposti. Queste cose dipendono dall'umore della persona che vi parla in quel dato momento. Non hanno niente a che vedere con l'"io". L'"io" non è alcuna di queste etichette. Il "me" è, in genere, egoista, sciocco, infantile - un vero asino. E così, quando dite: «Sei un asino», lo sapete da anni! Il sé è condizionato - cosa vi aspettavate? Io lo so da anni. E perché vi identificate con il sé? Stupidi! Non si tratta dell'"io": quello è il "me". Volete essere felici? La felicità ininterrotta non ha cause. La vera felicità non ha cause. Voi non potete rendermi felice, non siete la mia felicità. Se chiedete alla persona che si è svegliata: «Perché sei felice?», lei risponde: «Perché no?». La felicità è la nostra condizione naturale. La felicità è la condizione naturale dei bambini piccoli, a cui il regno appartiene finché non vengono inquinati e contaminati dalla stupidità della società e della cultura. Per acquisire la felicità non bisogna fare nulla, perché la felicità non può essere acquisita. Qualcuno sa perché? Perché l'abbiamo già. Come si fa ad acquisire qualcosa che già si possiede? E allora, perché non la provate? Perché dovete abbandonare qualcosa. Dovete abbandonare le illusioni. Non dovete aggiungere niente, per poter essere felici: dovete invece abbandonare qualcosa. La vita è facile, è meravigliosa. É dura solo con le vostre illusioni, le vostre ambizioni, la vostra avidità, le vostre richieste. Sapete da dove arrivano queste cose? Dall'essersi identificati con tutti i tipi di etichette!
venerdì 15 gennaio 2010
AUTOSSERVAZIONE
Qual è la cosa più importante in assoluto? Si chiama autosservazione. Nessuno può darvi una mano, in questo. Nessuno può fornirvi un metodo. Nessuno può mostrarvi una tecnica. Nel momento in cui si apprende una tecnica, si diventa nuovamente programmati. Ma l'autosservazione - cioè il guardare se stessi - è importante.
Non significa essere assorti nei propri problemi, essere preoccupati di sé. Non è di questo che sto parlando: parlo dell'autosservazione". E cosa sarebbe?
Significa osservare tutto ciò che è all'interno di noi stessi e intorno a noi, fino al punto più estremo, e osservarlo come se accadesse a qualcun altro.
Cosa significa quest'ultima frase? Significa che non si personalizza quel che ci accade. Significa guardare alle cose come se non si avesse alcun legame con esse.
Il motivo per cui soffrite a causa della vostra depressione e delle vostre ansie è che vi identificate con esse. Dite: "Sono depresso". Ma ciò è falso. Voi non siete depressi.
Se voleste essere precisi, potreste dire: "In questo momento sto attraversando una fase di depressione". Non è invece corretto dire: "Sono depresso". Voi non siete la vostra depressione.
Non si tratta che di una sorta di inganno della mente, uno strano tipo di illusione. Siete stati indotti a pensare - pur non essendone consci - che siete "voi" la vostra depressione, che siete "voi" le vostre ansie, che siete "voi" la vostra gioia e le emozioni che provate.
"Sono contento!". Di certo non siete contenti. Può darsi che la contentezza sia "dentro" di voi in questo momento, ma aspettate un po', e le cose cambieranno; non durerà: non dura mai; le cose cambiano di continuo, cambiano sempre. Le nubi vanno e vengono: alcune sono nere e altre bianche, alcune grandi, altre piccole.
Se vogliamo seguire l'analogia, voi sareste il cielo, intento a osservare le nubi. Sareste osservatori passivi, distaccati. So che questo atteggiamento può essere per voi assurdo, soprattutto nella cultura occidentale. Non interferite. Non dovete farlo. Non "fissate" nulla. Guardate! Osservate!
Il problema della gente è che si affanna a fissare cose che non riesce nemmeno a capire. Siamo sempre lì a fissare delle cose, non è vero? Non ci viene mai in mente che le cose non hanno bisogno di essere fissate, assolutamente. Questa è una grande illuminazione. Le cose devono essere capite: se le si capissero, cambierebbero.
Risvegliarsi no!
Le persone non vogliono risvegliarsi dall’ipnosi in cui sono immerse, è davvero troppo faticoso, difficile!
Meglio rimanere immersi nelle solite routine e abitudini mentali fissate col lavaggio del cervello da parte del piccolo mondo.
Anche chi segue un percorso spirituale, si professa deciso a illuminarsi, a migliorare, a cambiare, con tanti buoni propositi; per lo più lascia le vecchie routine per altre, nuove routine “spirituali” senza cambiare davvero.
E a cambiare, sia chiaro, non è niente al di fuori della consapevolezza, che si espande, accende e s-vela le illusioni della mente. Le forme pensiero abituali sono finalmente viste e riconosciute per quello che sono e spontaneamente dissolvono restituendo l’energia che le sostiene al proprio creatore, la persona che le pensa.
Davvero mi rendo conto, mi risveglio anche io, ora, al fatto che le persone non vogliono svegliarsi, no, troppa fatica, meglio dormire per non vedere mai la realtà.
Finché si propongono loro lavori spirituali con cui impegnarsi, passare del tempo, allora può andare bene. Certo è che solo pochi sentono veramente nel profondo il desiderio, sopra ogni cosa, di risvegliarsi, abbandonare la sofferenza e iniziare a vivere la Vita, senza veli, ne schemi, ne regole, ne ipnosi…
Tuttavia continuo, quando ho l’opportunità, a suonare la sveglia, invitando a levarsi e gioire del momento presente, lasciare andare le forme pensiero limitanti e vivere liberi nel mondo-paradiso.
…sii consapevole, svegliati! Sii ciò che sei…
Matteo Cervi




